La frase del giorno

Paola Binetti è la figura ideale che tutti vorrebbero in una coalizione. L'altra. (Luca Telese)

lunedì, novembre 09, 2009

Ipse dixit - 9

"[Stefano Cucchi] Poveretto è morto [...] soprattutto perchè era 42 chili. La droga ha devastato la sua vita."


Stefano Cucchi morto perchè drogato: se non lo fosse stato, avrebbe potuto schivare i cazzotti.


(Qui gli altri Ipse dixit)

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mercoledì, novembre 04, 2009

In Giorgia speramus

Vi racconto una storia.

Quando ero al Liceo, un giorno appesi in classe alcune foto di Giorgia Surina che Max aveva pubblicato. Da quel giorno i miei voti migliorarono notevolmente. Quando avevo una verifica, mi bastava baciare il capezzolo sporgente della Surina per sentirmi invaso da uno spirito rinnovato: sentivo il sangue pulsarmi vivido nelle vene, il cervello lavorava come mai aveva fatto, tutto il mio corpo era rinvigorito da un'energia positiva che, portandomi in uno stato di trance, mi permetteva di completare il compito in classe in maniera impeccabile.

Il mio compagno di banco, strabiliato dal mio prodigioso cambiamento, provò, poco prima di una verifica di biologia, a strofinare le proprie mani sull'incavo delle chiappe di Giorgia e, incredibile!, prese otto e mezzo.

Persino i professori, notando il mutamento del mio andamento scolastico, dovettero arrendersi all'evidenza: quelle foto erano miracolose, ed era loro il merito del mio miglioramento.


Una mattina, arrivato a scuola, scoprii con orrore che qualcuno, nottetempo, aveva strappato tutte le foto. Il mio dolore fu lancinante: avevano distrutto ciò in cui credevo, la mia fonte di speranza e la ragione dei miei successi scolastici. Mi si avvicinò la professoressa di matematica, una bigotta che portava sempre un perizoma avvolto da spine, per avvicinarsi al dolore di Cristo (il quale, come è noto, adorava i perizoma avvolti da spine), e mi disse: "Le ho strappate io!"

"Perchè???" chiesi io, disperato come un leghista di fronte ad un'equazione di terzo grado. "Perchè erano foto indecenti, inadatte alla scuola." rispose lei, mi voltò le spalle, e se ne andò, aggiustandosi il filo tra le chiappe.



Dopo tanto tempo, ripensando a quell'episodio, capisco che aveva ragione: le foto di Giorgia Surina, che troneggiano ancora nella mia cameretta (dove il mio ex compagno di banco si intrufola, nel bel mezzo della notte, per strofinarsi ancora le mani sul sedere di Giorgia) non potevano essere esposte in una scuola, perchè potevano offendere la sensibilità di qualcuno o, semplicemente, perchè qualcuno non le voleva appese. Nella mia cameretta posso fare tutto ciò che voglio; a scuola, che essendo pubblica è di tutti, no.

Non potevo appendere sul muro di una scuola pubblica delle foto che, per quanto importantissime per la mia identità di studente, rappresentavano soltanto me.

Non hanno mai fatto male a nessuno quelle foto, anzi: il mio ex compagno di banco ha preso otto e mezzo in biologia! Ma questo non è sufficiente a giustificare la presenza, sul muro di una scuola pubblica, di un simbolo che le altre persone di quella scuola (insegnanti, bidelli, alunni) non condividevano.


Ecco perchè è giusto togliere il crocifisso dalle aule scolastiche.

E se mi venite a dire che il crocifisso è un simbolo religioso non paragonabile a delle foto di una donna nuda, vi risponderò che non c'è modo di dimostrare che il mio miglioramento scolastico non sia avvenuto davvero grazie a quelle foto: il vostro credo non ha più fondamenti del mio.

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lunedì, novembre 02, 2009

Cielo e voragione

mercoledì, ottobre 28, 2009

Vate

Il nuovo gingol per Mente Locale composto dal sottoscritto, è andato in onda nella puntata di oggi.

Lo potete scaricare qui, nel post intitolato "Il ritorno del vate" (che sarei io: che onore!).

martedì, ottobre 20, 2009

Striscia la bufala

Ora, non è per tornare sempre sulle solite cose.

Poi dite che sono fissato.

Però.

Striscia la notizia, sul caso Veline-Lerner ha imbastito una difesa strenue, contornata di attacchi vili e schifosi. Uno di questi è l'affondo becero su Maria Laura Rodotà:





Nella prima parte del video si attribuisce alla Rodotà il pensiero che "Non c'è nulla di male se sui giornali ci sono le donne nude, perchè fanno vendere più copie" e si passa quindi ad attaccarla in quanto ipocrita. Successivamente, nella stessa puntata, la Rodotà viene sbeffeggiata con un sondaggio insultante, "Maria Laura Rodotà è più femminista o più pappona?"

Ora guardate l'intervento completo della Rodotà:




Ditemi se non è evidente che la giornalista non dice affatto ciò che le viene attribuito da Striscia, anzi facendo una ricostruzione delle apparizioni di donne nude sui manifesti, sui giornali e sulle tv, critica chi ha pensato che "un pò di donne nude non ci davano fastidio" perchè alla fine "ci siamo rese conto che queste donne erano ovunque" (facendo dunque anche autocritica).

Striscia si dimostra ancora una volta meschina perchè mette in bocca alla Rodotà parole non sue e le usa per sbeffeggiare ed insultare in maniera becera la giornalista. Ricordatevelo, la prossima volta che parlano di Striscia come di un programma irriverente di controinformazione e satira. Questa è Striscia la Notizia.



[En passant: se le Veline, quando parlano, devono dire queste cose, è meglio che se ne stiano zitte. Lerner fa notare come il loro intervento sia un pezzo registrato, col gobbo. Ma l'hanno fatto solo per dimostrare che sanno anche leggere.]

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domenica, ottobre 18, 2009

Manganelli mediatici

Quando si parla di "regime" subito i difensori di Berlusconi trasecolano: "Ma che dite! Non c'è mica il fascismo! Tutti sono liberi di dire quello che vogliono! Nessun giornale è stato chiuso!".

Quello che dicono, sebbene sia formalmente vero, è indice di una visione storica del problema sbagliata. Questo errore è alla base della confusione che genera la parola "regime".

Se per "regime" si intendono gli autoritarismi del Novecento (fascismo, nazismo, stalinismo) è evidente che tale parola non può essere utilizzata nel caso italiano.

Ma il mondo non è più quello novecentesco, e le forme di controllo usate dal potere si fanno più sottili e non passano necessariamente per le squadracce. In questo senso, è il conflitto di interessi universale a gestire in maniera soft il consenso, guidandolo laddove è conveniente e organico al potere. Videocracy ci ha ricordato che l'80% degli italiani apprende le notizie dalla tv, che in Italia è governata, direttamente o indirettamente, quasi nella sua totalità dalla stessa persona. Con questa percentuale il fatto che esista, al di fuori della televisione, uno spazio per la critica e il dissenso è statisticamente ininfluente. Che bisogno c'è di chiudere i giornali, se tanto la maggioranza degli italiani non li legge e basa le sue opinioni politiche su ciò che gli arriva dalla tv?

Ecco: se parlare di "regime" scandalizza i benpensanti, troviamo un nuovo modo di descrivere quello che sta succedendo nel nostro paese. Partire dal concetto di videocrazia non mi sembra male.


Oggi si apre una nuova rubrica: Manganelli mediatici. Sarà una raccolta di spezzoni della tv italiana che esemplificheranno come la violenza fisica squadrista sia stata sostituita dalla violenza virtuale (ma non meno incisiva) delle trasmissioni televisive asservite al potere. La reiterazione degli attacchi agli oppositori contribuisce in maniera determinante alla loro percezione negativa e rafforza così il potere.


Iniziamo con il pedinamento di "Mattino 5" ai danni del giudice Mesiano (l'artefice della sentenza sul Lodo Mondadori): un servizio in cui si vede Mesiano camminare, fumare, farsi la barba, e che secondo le intenzioni della commentatrice mostrerebbe le "stravaganze" del giudice, tese ovviamente a sottintendere che sia un personaggio strano, ambiguo, la cui condanna a Fininvest è quindi messa in discussione (leggere a tal proposito il post del sempre ottimo Gilioli). Mi pare evidente, nella sua tragicomica assurdità, l'inconsistenza delle immagini proposte nella critica a Mesiano e l'incredibile insistenza di un servizio che non mostra nulla che possa essere rilevante in un qualsiasi ambito giornalistico.

Continuiamo poi con l'attacco che Studio Aperto lancia contro la Borromeo, rea di scrivere articoli sugli immigrati morti in mare e contemporaneamente di passare le vacanze su uno yacht. Come possono le due cose avere a che fare l'una con l'altra? E' possibile costruire un servizio così palesemente infondato? La risposta è sì, nell'Italia di oggi. L'infamia attribuita attraverso collegamenti senza logica è tipica dei manganelli mediatici.

Buona visione.








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sabato, ottobre 17, 2009

Il regno birbonico è finito

Semplicemente fantastico.

A breve il libro e il Tour a Milano.


Imperdibile.